martedì 25 settembre 2012

L'arrivo in Libano: l'altra faccia di Beirut.



   Al nostro arrivo in Libano, in aeroporto ci aspettava mio suocero. O meglio dovrei dire che noi abbiamo aspettato lui. Nonostante siamo stati gli ultimi ad uscire, per aver perso un sacco di tempo al controllo passaporti dove il poliziotto della fila in cui ci eravamo incolonnati ha pensato bene di chiudere bottega e lasciarci lì, orfani, in un’interminabile attesa, una volta fuori abbiamo dovuto aspettare ancora qualche minuto. Roba da poco. Giusto il tempo di riassaggiare il caldo umido e puzzolente che ci terrà compagnia ancora per un po’.


   Mio suocero ama infilarsi in strade e stradine, convinto di imboccare scorciatoie. Probabilmente è così, ma la maggior parte delle volte, in compenso, restiamo imprigionati in un traffico confuso e disordinatissimo. Tanto per non sbagliare, anche stavolta ci ha condotto lungo uno dei suoi interessanti tragitti, che tuttavia, non essendo la prima volta che veniva a prenderci in aeroporto, conoscevo già. Solo che, questa volta, ho volutamente svuotato la mente per osservare tutto con occhi nuovi e imparziali. Cosa che adesso, a distanza di qualche anno, mi viene più facile.

   Beirut mi si è mostrata in tutta la sua bruttezza. O bellezza derelitta, vista la posizione in cui sorge. Ci sono quartieri, anzi quartieroni, città nella città che non rispondono ad alcun senso estetico, né ad una logica. Veri e propri agglomerati urbani, brutti e decrepiti, in cui le case di modello occidentale sono addossate le une alle altre. Mentre la meravigliosa costa mediterranea, che potrebbe estendersi per chilometri e chilometri da sogno, è per lo più nascosta da baracche, discariche, porto, montagne di spazzatura e capannoni. 


   Questo non ve l’avevo ancora raccontato, amici, non è così? Non vi avevo mai mostrato foto come questa, non avevo mai messo l’accento su questo aspetto della città di Beirut. Semplicemente per la mia natura sognante che mi porta a non focalizzare mai l’ attenzione sul brutto, ma solo sulla bellezza. 

   Pensandoci bene, è inevitabile che sia così. Le sofferenze che ha patito, e che continua a patire, questo popolo sono tante e tali, che non possono non aver lasciato traccia. E forse tutto questo non fa che aumentare il fascino del Libano. Questo suo aspetto sofferente, come il più bello e dannato uomo del nostro occidente spensierato, resta lì, indelebile, nonostante la gente faccia di tutto, ma veramente di tutto, per mostrare al mondo intero, vicino di casa compresa, tutto il contrario.


   Queste foto, naturalmente, non le ho scattate durante il tragitto dall'aeroporto, durante il quale ero troppo assorta nei miei pensieri, ma soltanto qualche giorno dopo, ferma ad una stazione di benzina.




9 commenti:

Laura ha detto...

Ecco, un post del genere mancava al tuo blog. Non avresti dato una visione del Paese completamente onesta se non lo avessi scritto, e in realtà "sentivo" che lo covavi da tempo.
Ogni volta che io metto piede in Libano ho questo sentimento misto di rifiuto e attrazione che non so sanare. Vedo cose bellissime e cose bruttissime, cose che mi fanno infuriare e che mi deliziano. L'ho sempre pensato: Beirut è la città dei contrasti. Può dare fastidio il fatto che non conosca vie di mezzo, ma alla fine bisogna prenderla per come è. Amarla per le cose belle che offre (soprattutto dal punto di vista umano e naturalistico) e cercare di accettarla per le cose che non piacciono.
Del resto, ogni volta che la visito e mi domando perchè non facciano qualcosa per restaurare i palazzi fatiscenti e creare una rete elettrica decente, penso alle case eternamente incompiute della mia città o ai cassonetti straripanti di rifiuti e agli onnipresenti graffiti di roma e mi dico che ovunque la perfezione estetica è davvero dura a trovarsi..

the siren ha detto...

Hai ragione Laura, ti sembrerà strano, ma fino a poco tempo fà, io apparentemente non me ne accorgevo neanche. Questa faccia di Beirut mi passava davanti ed io non la notavo, non mi ci soffermavo. Ero talmente accecata da altro che non riuscivo ad essere lucida. Adesso no, a distanza di tempo riesco a vedere e capire tante cose.
Anche io, come te, non posso non pensare ai quartieri degradati delle nostre città (anche se nel caso di Beirut non si tratta di quartieri degradati) o alla costa della mia Messina, occupata da capannoni e officine, proprio come quella di Beirut.
Ma il discorso è veramente troppo complesso e lungo... :(

marta ha detto...

c

marta ha detto...

ciao ho letto con tanta curiosità ed intensità i tuoi post,dal momento che dal mese di gennaio io e mio marito ci trasferiremo a Beirut dall'Italia.
Avrei tanto piacere scriverti qualche mail per avere un pò di info e.....di calore!come posso fare?non ho Facebook ma se avessi il tuo indirizzo mail mi piacerebbe scambiare qualche chiacchiera con te....sono spaesata e confusa!grazie di cuore
Marta

Zafer ha detto...

Ciao. Io sono ormai quasi 6 anni che ho lasciato Beirut e vivo a Tiro per motivi di lavoro. Nonostante il fatto che qui a Tiro io viva una situazione sicuramente piu' a misura d'uomo cioe' lontano dal caos metropolitano che inevitabilmente Beirut riserba, ogniqualvolta abbia un po' di tempo libero non riesco a impedirmi di recarmi a Beirut e stare li' solo per il piacere di starci.

the siren ha detto...

@Marta, ciao! Bella notizia, sono sempre felice quando ci sono italiani in arrivo :) La mia e-mail è: lala_bon@yahoo.it
Scrivimi!

the siren ha detto...

@Zafer, sai ti capisco. In realtà anch'io amo i posti piuttosto piccoli, tranquilli e a misura d'uomo come il mio paese in Sicilia: Capo d'Orlando. E quando sono qui in Libano, mi piace passare un po' di tempo nella nostra casa di montagna. Dopo un po' però il richiamo di Beirut lo sento fortissimo! Ma tu sei italiano?

the siren ha detto...

@Zafer, leggi qui! http://thesirenbyangelina.blogspot.com/2011/09/un-giorno-e-mezzo-beirut.html#more
Ciao!

Zafer ha detto...

Sono libanese ma ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza in Italia e più precisamente a Cagliari.