Al nostro
arrivo in Libano, in aeroporto ci aspettava mio suocero. O meglio dovrei dire
che noi abbiamo aspettato lui. Nonostante siamo stati gli ultimi ad uscire, per
aver perso un sacco di tempo al controllo passaporti dove il poliziotto della
fila in cui ci eravamo incolonnati ha pensato bene di chiudere bottega e
lasciarci lì, orfani, in un’interminabile attesa, una volta fuori abbiamo
dovuto aspettare ancora qualche minuto. Roba da poco. Giusto il tempo di
riassaggiare il caldo umido e puzzolente che ci terrà compagnia ancora per un
po’.
Mio suocero
ama infilarsi in strade e stradine, convinto di imboccare scorciatoie.
Probabilmente è così, ma la maggior parte delle volte, in compenso, restiamo
imprigionati in un traffico confuso e disordinatissimo. Tanto per non
sbagliare, anche stavolta ci ha condotto lungo uno dei suoi interessanti
tragitti, che tuttavia, non essendo la prima volta che veniva a prenderci in
aeroporto, conoscevo già. Solo che, questa volta, ho volutamente svuotato la
mente per osservare tutto con occhi nuovi e imparziali. Cosa che adesso, a
distanza di qualche anno, mi viene più facile.
Beirut mi si è
mostrata in tutta la sua bruttezza. O bellezza derelitta, vista la posizione in
cui sorge. Ci sono quartieri, anzi quartieroni, città nella città che non
rispondono ad alcun senso estetico, né ad una logica. Veri e propri agglomerati
urbani, brutti e decrepiti, in cui le case di modello occidentale sono
addossate le une alle altre. Mentre la meravigliosa costa mediterranea, che
potrebbe estendersi per chilometri e chilometri da sogno, è per lo più nascosta
da baracche, discariche, porto, montagne di spazzatura e capannoni.
Questo non ve
l’avevo ancora raccontato, amici, non è così? Non vi avevo mai mostrato foto
come questa, non avevo mai messo l’accento su questo aspetto della città di
Beirut. Semplicemente per la mia natura sognante che mi porta a non focalizzare
mai l’ attenzione sul brutto, ma solo sulla bellezza.
Pensandoci
bene, è inevitabile che sia così. Le sofferenze che ha patito, e che continua a
patire, questo popolo sono tante e tali, che non possono non aver lasciato
traccia. E forse tutto questo non fa che aumentare il fascino del Libano.
Questo suo aspetto sofferente, come il più bello e dannato uomo del nostro
occidente spensierato, resta lì, indelebile, nonostante la gente faccia di
tutto, ma veramente di tutto, per mostrare al mondo intero, vicino di casa
compresa, tutto il contrario.
Queste foto, naturalmente, non le ho scattate durante il tragitto dall'aeroporto, durante il quale ero troppo assorta nei miei pensieri, ma soltanto qualche giorno dopo, ferma ad una stazione di benzina.


9 commenti:
Ecco, un post del genere mancava al tuo blog. Non avresti dato una visione del Paese completamente onesta se non lo avessi scritto, e in realtà "sentivo" che lo covavi da tempo.
Ogni volta che io metto piede in Libano ho questo sentimento misto di rifiuto e attrazione che non so sanare. Vedo cose bellissime e cose bruttissime, cose che mi fanno infuriare e che mi deliziano. L'ho sempre pensato: Beirut è la città dei contrasti. Può dare fastidio il fatto che non conosca vie di mezzo, ma alla fine bisogna prenderla per come è. Amarla per le cose belle che offre (soprattutto dal punto di vista umano e naturalistico) e cercare di accettarla per le cose che non piacciono.
Del resto, ogni volta che la visito e mi domando perchè non facciano qualcosa per restaurare i palazzi fatiscenti e creare una rete elettrica decente, penso alle case eternamente incompiute della mia città o ai cassonetti straripanti di rifiuti e agli onnipresenti graffiti di roma e mi dico che ovunque la perfezione estetica è davvero dura a trovarsi..
Hai ragione Laura, ti sembrerà strano, ma fino a poco tempo fà, io apparentemente non me ne accorgevo neanche. Questa faccia di Beirut mi passava davanti ed io non la notavo, non mi ci soffermavo. Ero talmente accecata da altro che non riuscivo ad essere lucida. Adesso no, a distanza di tempo riesco a vedere e capire tante cose.
Anche io, come te, non posso non pensare ai quartieri degradati delle nostre città (anche se nel caso di Beirut non si tratta di quartieri degradati) o alla costa della mia Messina, occupata da capannoni e officine, proprio come quella di Beirut.
Ma il discorso è veramente troppo complesso e lungo... :(
c
ciao ho letto con tanta curiosità ed intensità i tuoi post,dal momento che dal mese di gennaio io e mio marito ci trasferiremo a Beirut dall'Italia.
Avrei tanto piacere scriverti qualche mail per avere un pò di info e.....di calore!come posso fare?non ho Facebook ma se avessi il tuo indirizzo mail mi piacerebbe scambiare qualche chiacchiera con te....sono spaesata e confusa!grazie di cuore
Marta
Ciao. Io sono ormai quasi 6 anni che ho lasciato Beirut e vivo a Tiro per motivi di lavoro. Nonostante il fatto che qui a Tiro io viva una situazione sicuramente piu' a misura d'uomo cioe' lontano dal caos metropolitano che inevitabilmente Beirut riserba, ogniqualvolta abbia un po' di tempo libero non riesco a impedirmi di recarmi a Beirut e stare li' solo per il piacere di starci.
@Marta, ciao! Bella notizia, sono sempre felice quando ci sono italiani in arrivo :) La mia e-mail è: lala_bon@yahoo.it
Scrivimi!
@Zafer, sai ti capisco. In realtà anch'io amo i posti piuttosto piccoli, tranquilli e a misura d'uomo come il mio paese in Sicilia: Capo d'Orlando. E quando sono qui in Libano, mi piace passare un po' di tempo nella nostra casa di montagna. Dopo un po' però il richiamo di Beirut lo sento fortissimo! Ma tu sei italiano?
@Zafer, leggi qui! http://thesirenbyangelina.blogspot.com/2011/09/un-giorno-e-mezzo-beirut.html#more
Ciao!
Sono libanese ma ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza in Italia e più precisamente a Cagliari.
Posta un commento