Per i libanesi cristiani la Pasqua è l’Aaid el Kbiri: la Festa Grande. E, davvero, viene celebrata con grande devozione. A partire dalla Quaresima, vissuta con rigore. Pensate che tutti digiunano, ogni giorno, fino a mezzogiorno. Di venerdì, nessuno mangia carne. E, il giorno delle Ceneri ed il Venerdì Santo, digiunano completamente. Mia suocera, nel vedere la mia faccia sorpresa, ha sentenziato che è obbligatorio. Io, più probabilmente, direi che la vicinanza con i musulmani ha fatto sì che si creassero delle analogie con il ramadàn, anche se in maniera decisamente moderata.
Io con i diguini non vado molto d’accordo. Anche perché ho scolpito nella mia mente le parole di un prete illuminato il quale, tanto tempo fa, durante un’omelia molto coinvolgente, disse che il vero digiuno è quello dal peccato. E, per me, il vero peccato è il male gratuito, l’odio.
Ma, questo, è un concetto che è già dentro di me. Non devo ricordamene solo in questo periodo dell’anno, perché mi appartiene.
La nostra Pasqua è stato un momento dolce, di amore e condivisione. Nel post precedente vi ho raccontato, in breve, della nostra Settimana Santa e vi ho mostrato qualche foto della suggestiva Messa alla quale abbiamo partecipato. E’ stato bello e coinvolgente rivivere quei momenti in una chiesa tutta in pietra, gremita di persone e illuminata solo da centinaia di candeline, come vuole la tradizione locale. Il Fuoco Benedetto.
L’indomani abbiamo preparato il nostro trolley e siamo andati a passare due giorni in montagna, con i nonni. Quella montagna santa e bellissima di cui tante volte si parla nella Bibbia.
Ormai sapete bene quanto io ami la notte, soprattutto quando ho la possibilità di passeggiare e vivere il fascino della sua magnificenza. Così, io e il mio fuoco abbiamo approfittato del sonno dei nostri bimbi, amorevolmente vegliato dai nonni, per inoltrarci in quella natura rigogliosa. Mentre bevevamo la nostra birra ghiacciata e sgranocchiavamo mandorle appena colte, come piace tanto fare a lui, senza accorgecene andavamo giù, giù e ancora giù per il sentiero. Nel buio profondo e silenzioso di quella notte di miracoli. Finchè, ad un tratto, ci siamo ritrovati di fronte a questa immagine così bella, nella sua semplicità, da farmi emozionare, ricordardandomi che Lui era proprio vicino a me, anche se 2000 anni prima, in quello stesso cielo.
Un alito di vento ha soffiato su quel velo, facendolo vibrare, insieme alla mia anima.