Ci sono stati dei momenti, ultimamente, in cui ho creduto che sarei morta di nostalgia. La lontananza è stata talmente lunga e difficile da farmi seccare la coda. Ho osservato le mie squame che iniziavano a cadere. Per fortuna sono stati solo dei brevi intervalli. Lucidi, ma ben circoscritti.
Così è il destino di chi va via. Eccessivo, nei suoi alti e bassi. Ti può conficcare sul corpo migliaia di spine e lasciarti sanguinare lentamente, ma ti può anche regalare una felicità potente e quasi mostruosa che non è dato conoscere a tutti. La felicità dei coraggiosi. Quella di chi non ha rimpianti. Di chi, zaino in spalla, è saltato, prendendo la rincorsa, su tutti i treni che ha avuto voglia di vedere dove portassero. Senza troppe paure. Senza troppi se o ma. Solo con una grande e incontenibile voglia di vita. Però…
Però, ogni volta è la stessa storia. Quando il treno comincia a muoversi, è così difficile staccare gli occhi da quelli di coloro che son lì a salutare. Finchè la vista si perde e la prima galleria chiude come un ciak un altro capitolo di questa strana vita.
Noi restiamo lì, su quel treno, pulito o sporco che sia, perché ci piace andare fino in fondo. E ci lasciamo coinvolgere e avvolgere. Dai sogni, dalle storie, dalla gente, dai racconti, dalla curiosità, dalla passione, dalla vita e dal suo odore forte e sconvolgente. Con un velo sul cuore, quello sì. Ma mai sugli occhi, ad impedirci di guardare fuori e comprendere quanto di meraviglioso esiste in questo mondo.
Eh sì, così è la felicità dei coraggiosi. Quella felicità da brividi e vertigini che però, a tratti, viene spruzzata e sporcata dalla piovra della nostalgia.