martedì 16 novembre 2010

Il mio microcosmo (part 2)

   Mi svegliavo col cinguettio degli uccellini e provavo una sensazione stupenda. Facevo colazione in tutta calma osservando, attraverso la finestra di fronte a me, i saltelli dei passerotti sugli alberi  e fantasticando come al solito, fino al momento di prepararmi per uscire, allora radio a palla e via di corsa!
   Era bello persino andare a lavorare. Innanzitutto, perché lo facevo con la mia amatissima “Smart”, la scatoletta due posti tanto desiderata e che pagavo orgogliosamente a rate. Poi, perché era bello aprire il finestrino, respirare l’aria salmastra e guardare quell’enorme distesa blu di fronte a me, oppure osservare la campagna tutt’ intorno e pregustare le belle passeggiate che avrei fatto nel week-end. Infine, lasciare un po’ a malincuore l’ atmosfera dolce  della natura per entrare in ufficio e mettermi in comunicazione col mondo: scrivere e-mails per l’Argentina e il Venezuela, telefonare in Grecia, rispondere alla Russia e a Cipro, chattare con la Spagna e la Romania, catalogare fax dalla Francia, dal Marocco e dalla Germania. Organizzare spedizioni e caricare ordini per il mondo intero.
   A me piaceva il mio lavoro. Mi dava la possibilità di vivere nel posto che più amavo, di godere della bellezza e semplicità della vita di paese e di essere, allo stesso tempo, sempre in contatto con tutto il pianeta.
   E poi adoravo i miei colleghi. Un ambiente giovane e frizzante di persone appassionate di vita come me.
   La mia era una felicità totale e non desideravo altro che vivere tutta la vita nella mia terra per poter gustare in ogni momento la sua incantevole bellezza. Mi sentivo una privilegiata. Tanti ragazzi, giovani come me, erano stati costretti ad andar via per poter trovare un lavoro decente. Io questo problema non l’avevo avuto.



Eccolo dietro di me il mio meraviglioso paese, le sue campagne e il suo mare cristallino.

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