Siamo rimasti tutto il giorno chiusi in casa. Non era consigliabile fare lunghi spostamenti. E’ caduto il governo e i seguaci dei diversi partiti politici hanno cominciato a manifestare in tutte le strade principali. Il problema è che qui le manifestazioni di protesta sono abbastanza violente. Gli animi sono stati infervorati dai leaders, che tengono i loro discorsi acclamati dalle folle, seguiti via cavo da tutto il paese.
La prima mossa, durante le proteste, è sempre quella di bloccare le strade bruciando ruote di macchine. Questa tecnica, qui tanto diffusa, mi ha stupita. La sconoscevo. Al contrario, in questo paese è il primo segnale di protesta. Finora, fortunatamente, si sono limitati a questo. Purtroppo, però, qui c’è qualcuno che fa in fretta a prendere in mano le armi. Che strano paese questo… Da un lato ci sono coloro che amano pazzamente la vita, generalmente grandi lavoratori che, spesso, sono anche favolosi viveurs. Inossidabili esteti, che non si fanno mai mancare lussi di ogni tipo e amano ostentare a più non posso. La stragrande maggioranza dei libanesi ama godersi la vita… Sfortunatamente, però, esiste anche un rovescio della medaglia. All’estremo opposto, appare anche una categoria di persone che , non avendo nulla da perdere e infuocata dai leaders politici, è pronta a impugnare armi fratricide. E bloccare così la fervida vitalità ed economia del paese.
In questo paese, i leaders politici sono un argomento che merita uno sguardo speciale. Seguiti con un ardore ed un entusiasmo sconvolgenti, vengono osannati e venerati quasi come divinità. Ossia, come in Italia si fa con i protagonisti del pallone.
Le loro gigantografie campeggiano imponenti su tutte le strade. Nei quartieri musulmani sciiti si possono osservare i poster di Nasrallah, in quelli musulmani sunniti, le immagini del defunto ex primo ministro Rafik Hariri e quelle del di lui figlio Saad, a sua volta premier fino a qualche giorno fa. Nei quartieri cristiani si alternano i primi piani dei 2 leaders di opposte fazioni, una alleata con gli sciiti e l’altra coi sunniti.
Per l’entusiasmo che li circonda, mi ricordano un po’gli antichi capi tribù. Solo che le tribù e i loro capi sono molto più affascinanti, autentici e onesti. Mi piace pensare ai pellerossa d’America, ai loro capi con indosso le piume più folte e lunghe, la faccia pitturata con i colori più accesi e gli indumenti più appariscenti. Persone con un carisma speciale, carattere forte e decisionista, capaci di pensare al vero benessere di tutta la comunità. Niente di più lontano dalla realtà…
Allora meglio sognare e, senza andare a cercare riferimenti storici o cinematografici e rimanere nel nostro ambito casalingo di mammine a tempo pieno, sorridere con il re Julian di “Madagascar”, il cartone animato di Walt Disney. Oh! Quella si che è vita!
2 commenti:
Sai che oggi ti ho avuta in mente per tutto il giorno..Prima la Tunisia, poi l'Egitto, dentro di me pensavo: speriamo non comincino anche in Libano..Oggi vedendo le immagini del museo egizio de Il Cairo preso d'assalto mi veniva da piangere: perchè gli Egiziani veri, quelli che vogliono una condizione di vita migliore, ma non sono dei violenti per principio, quelli erano davanti alle porte del museo, a difendere la loro storia..Il mio professore di storia ed istituzioni dell'Africa che è anche profondo conoscitore dell'area mediorientale e dell'Islam ci spiegava che in queste popolazioni la mentalità tribale è tutt'oggi difficile da superare, per questo i leader politici assurgono rapidamente a leader carismatici, fino a rasentare il fanatismo nelle componenti di matrice sciita..Speriamo che tutto questo finisca presto, che gli animi si plachino e che come dici tu i Libanesi tornino a godersi la vita. Un abbraccio grande. Cris
Grazie cara Chris, come al solito, per le tue belle parole. Fortunatamente, la situazione si è calmata al momento. Abbiamo ricominciato la nostra vita tranquilla. E' stato nominato un nuovo premier che dovrà provare a fare un governo. Vedremo che succederà. Speriamo bene.
Per quanto riguarda gli egiziani, poverini, mi fanno pena. 30 anni di dittatura, schiacciati e in povertà sono tanti... Anche mio marito dice che sono un buon popolo, ma io ho paura per loro. Non so se saranno in grado di far fronte alla situazione. Speriamo non accada ciò che è successo in Iraq...
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