Dopo essermi faticosamente convinta ad assumere anch’io una di queste ragazze straniere, ho cominciato a ricordarmi di alcune delle cose che mi mancavano. “Evvai! Finalmente potrò farmi di nuovo una doccia diurna, avrò il tempo di applicarmi una maschera sul viso, mettermi lo smalto, andare dall’estetista e in palestra, studiare l’arabo, bere un caffè con un’amica: che lusso, non posso crederci!”
Sì, perché, ormai, ero rassegnata a dover rinunciare a tutto. Qui, sola, in Medio Oriente, con un marito superimpegnato, non potevo contare proprio su nessuno. Condizione che mi ha imposto di sacrificare moltissime cose. Tuttavia, il mio era un sacrificio fatto con un amore così grande che mi aveva fatto quasi dimenticare chi ero, cosa faceva parte di me, della mia vita e della mia personalità e che, improvvisamente, era andato in letargo. Quando, però, mi sono trovata di fronte la prospettiva di un cambiamento, si è risvegliata quella parte sopita. Piano piano ho avuto ben chiara tutta la situazione davanti ai miei occhi. Mi sono ricordata che io ero anche altro e che continuavo ad essere la stessa di sempre, ma molto, molto più ricca. Di gioia, amore, sensibilità, dolcezza, fisicità. E, soprattutto, avevo due occhi nuovi di zecca che mi permettevano di vedere un sacco di cose che prima mi sfuggivano. La maternità non mi aveva cambiato, ma, semplicemente, arricchita. Mi aveva fatto diventare più donna. L’importante è non lasciarsene sopraffare. Un periodo di adattamento è fisiologico, dopo, però, bisogna cercare di riappropriarsi della propria identità, metabolizzare che qualcosa nella nostra vita è cambiato (qualcosa, non noi), ma che siamo ancora le stesse ragazze che eravamo.
Nel mio caso, è stata proprio la prospettiva di poter contare su un aiuto fisso in casa che, oltre ad inquietarmi, mi ha fatto tornare in mente tante di quelle cose alle quali rinunciavo e che, forse, avrei potuto riprendere in considerazione. Ho pensato a quelle donne libanesi e alla vita che conducono. Io non avrei mai voluto diventare così, ma, probabilemente, con moderazione, avrei potuto beneficiare anch’io di quell’aiuto per potermi riappropriare di alcuni pezzettini di me stessa.
A questo punto, attenzione! Il rischio di cadere nella trappola opposta è fortissimo. Certo, non per me, siciliana fino al midollo: gelosissima, possessiva, appassionata e infuocata. Al contrario, invece, tante altre mamme straniere come me, sono riuscite a calarsi perfettamente nel costume locale. Come una mia amica che, qualche giorno fa, mi raccontava, un po’ stranita, ma col sorriso, della sua bimba che, ormai, la notte, quando si sveglia, non va più a cercare lei, ma la sua tata filippina. A dir poco inquietante…
Ma tutto questo, perché? Il gioco vale davvero la candela?
4 commenti:
Credo che un genitore sia importante nella vita di un figlio, ma non solo come semplice espressione anagrafica.. Un figlio ha bisogno di contatto, ha bisogno di sentirsi compreso, di sentire l'affetto in modo tangibile, specie nei primi anni di vita.Poi le cose cambiano, c'è la ribellione. Quando poi gli ormoni si placano, una buona infanzia è una buona base per trovare un sano equilibrio. Questo non vuol dire che il genitore debba vivere esclusivamente in funzione del figlio, così come non deve lasciarlo da parte e ricordarsene saltuariamente. Ci vuole una via di mezzo. Alla fase totalizzante dei primi mesi di vita, deve seguire un processo di delimitazione degli spazi, specie tra madre e figlio. Quindi, ritengo sia sano staccare ogni tanto, concedersi una pausa dagli obblighi di mamma. Non si è mai completamente libere, le ansie, le preoccupazioni fanno ormai pianta stabile nelle nostre vite, così come i sensi di colpa che aleggiano pronti a colpire quando ci assale il minimo dubbio. No, non sono una psicologa e naturalmente spesso predico bene e razzolo male, ma, cara Angelina sappi che un aiuto è la cosa più giusta! :) Naturalmente avrei potuto dirlo semplicemnte con questa ultima frase, ma, come avrai capito, adoro scrivere e trasmettere quello che sento.. Buonanotte (ora mi concedo un bagno di schiuma rilassante!)
Un bagno?! Beata te!!!! Io non mi infilo nella vasca da anni, sob!
Grazie per le tue parole Cristina, mi fa sempre piacere leggerti, dici delle cose vere e che mi confortano. Anche noi abbiamo, delle volte, bisogno di ritrovare noi stesse e di ritagliarci dei piccoli spazi. Anche se, spesso, dobbiamo anche fare i conti con i sensi di colpa: vorremmo essere perfette, delle mamme da manuale, ma non sempre ci riusciamo...
Il bagno è il mio più sublime momento di relax..Toglietemi tutto ma non la mia vasca :) Deve essere perchè adoro l'acqua, adoro il mare.. Adoro la sensazione di essere immersa, come sospesa..Lascio libera la mente di vagare dove vuole. Dura poco, ma rivitalizza molto! Specie dopo una luuunga giornata come quella odierna. Saluti dall'Italia!
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