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Come scrivevo su facebook qualche giorno fa, in Libano la festa della mamma ricorre il 21 di marzo. Coincide, cioè, con l’inizio della primavera. Ho chiesto in giro qualche spiegazione in merito, per comprenderne l’origine, ma fino ad ora nessuno ha saputo darmi una risposta. Comunque è un giorno che mi piace e sono contenta di festeggiarlo doppiamente.
Nella scuola di Leo, anche quest’anno siamo state festeggiate sontuosamente ed io ho dovuto fare i conti con la mia esagerata emotività.
Mentre tornavamo a casa, allegramente accoccolati tra le nostre chiacchiere, l’ho anche raccontato al mio bimbo, cercando di spiegargli che era stato uno spettacolo bellissimo. Che la sorpresa che mi aveva preparato durante questi mesi mi aveva resa felice, talmente felice che avevo pianto. Lui, naturalmente, se ne è un po’ meravigliato, non riuscendo a capire come si possa piangere se si è felici. È stato in quel momento che mi sono ricordata di quando ero piccola anch’io e il mio papà mi spiegava che si può piangere anche per la troppa felicità. Mi sono ricordata dei miei pensieri confusi. Di quanto mi sembrasse strana quella rivelazione. Mi sono ricordata, persino, dei miei tentativi di sperimentare: volevo provare se davvero fosse possibile piangere quando si è felici.
Immersa in questa riflessione, mi sono resa conto che un bambino, il quale di solito vive in un perenne stato di egoistica felicità, è logico che non possa sperimentare le lacrime di gioia. Ed è pure giusto che sia così. Forse, si piange di gioia quando c’è di mezzo l’amore. Quello vero.
Felicità e amore. I miei pensieri mi riportano sempre sullo stesso punto. Come un centro energetico che mi attrae a sé con una potenza incontrastabile.
Più grande è l’amore, più intensa sarà la felicità.
As I wrote on facebook some days ago, here in Lebanon we celebrate the mother’s day on the 21st of march. The same day in which spring starts. I asked around some explications about this matter, in order to understand its origin, but, till now, I didn’t find any answer. By the way, I love this day, so I’m happy to celebrate it twice!
At Leo’s school, also this year we have been celebrated in a sumptuous way, and I had to face my exaggerated sensitiveness.
While going back home, merrily squatted down among our chatting, I told my child about this, trying to explain him that it had been a wonderful show, that the surprise he prepared for me during these months, made me happy. So happy that I even cried. Of course he was a bit wondered, not understanding how it is possible crying for joy. Exactly in that moment, I remembered about my childhood, when my father was explaining me that it is possible to cry even for an enormous happiness. I remembered about my confused thoughts. About how strange that revelation seemed to me. I even remembered my attempts to experience it: I wanted to try if it was really possible to cry when we are happy.
Plunged in this considerations, I assumed that a child, who usually lives in a selfish happiness, it’s logical that cannot experience the tears of joy. And it’s right that it is like this. Maybe, weeping for joy involves love. The true one.
Happiness and love. My thoughts drive me always to the same point. Like an energetic source attracting me with unavoidable power.
The bigger is the love, the deeper happiness will be.



2 commenti:
Sai, non lo so nemmeno io perche' il 21 marzo, ma ipotizzerei che la primavera sia la stagione che fra tutte si avvicina al concetto di mamma: testimonia la rinascita, il rifiorire, nuovi germogli, semi che si aprono, fiori che si schiudono.
Io, come sai, quest'anno ho avuto per la prima volta il regalino di mia figlia. E ho pianto come te. Mi chiedo cosa faro' quando la soopresa sara' come la tua...
Hehehe!! Saranno fiumi di lacrime, cara mia :D
Si, anche io credo che la ragione debba essere questa. La primavera è la nascita, la vita. Per questo adoro questa data :) Ciao Maaleesh, buon fine settimana!
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